Palestrina lo sguardo di Gregorovius

Lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius con la sua descrizione ci regala un bellissimo punto di vista sul vasto e ricchissimo panorama di Palestrina che definisce la “Signora del Lazio”, ricca di storia, panorami e che diede i natali ad uno dei più geniali compositori rinascimentali:

L’attuale città si stende a forma di terrazze sul pendio del monte [Ginestro], ed è di aspetto cupo, eccezione fatta della lunga via principale, dove sono parecchi palazzi. Nel punto più elevato sorge il palazzo Barberini, magnifica costruzione nello stile del secolo XVII, oggi completamente abbandonata. Per la sua forma semicircolare ricorda la pianta dell’antico tempio della Fortuna [all’interno del quale] c’è un grande mosaico, paragonabile a quello scoperto a Pompei e conosciuto sotto il nome di battaglia di Alessandro [Mosaico del Nilo], ma [a prevalere in quanto a bellezza] è la sua posizione, in cima all’altura, dove spira un’aria sempre fresca, pura e balsamica, e dalle cui finestre si gode una vista d’una grandiosità e d’una bellezza veramente uniche.

All’orizzonte si scorgono le linee di Roma, la città eterna, …la catena degli Appennini, …e tutte quelle vette dei monti di Anagni e di Ferentino,… l’Umbria, La Sabina ed infine il mare. [Solo Pensando a] tutto questo .. grandioso panorama, ci si potrà fare allora un’idea della grandiosità ed imponenza dello spettacolo che Palestrina offre. Quando i Colonna, nel medio evo, dalle finestre del loro palazzo o castello miravano i loro possessi, potevano orgogliosamente ben dirsi i più ricchi ed i più potenti signori del Lazio. Dinanzi a questo quadro meraviglioso, sotto l’azzurro di quel cielo, in quell’aria sì pura, si prova quasi una voluttà nel ricordarsi che Palestrina ha dato i natali ad uno dei geni più grandi della musica sacra, che assunse ed illustrò il nome della sua città natale [Giovanni Pierluigi da Palestrina].

Storia di Palestrina

Descrivere Palestrina brevemente è assai arduo per la sua antichissima storia e per le sue ricchezze architettoniche, culturali, ambientali e per i personaggi illustri che qui sono nati oppure vi hanno dimorato. Palestrina dista da Roma meno di 40km, famosa per il Santuario della Fortuna Primigenia ma anche per i suoi prodotti artigianali come il rame e quelli enogastronomici come il vino e il Giglietto, biscotto dolce piuttosto elegante e nato nella Corte dei Barberini, differente per forma e sapore dalla ciambelletta al vino assai diffusa in tutto il Lazio e legata a più umili origini.

Dal periodo pre-romano all’antica Roma

La città di Palestrina il cui nome latino era Praeneste ha origini più antiche di Roma, numerose sono le leggende che narrano della sua fondazione. Dall’aspetto che potremmo definire ellenistico con il Santuario della Fortuna Primigenia che dominava tutta la vallata e su in alto l’ Acropoli sul Monte Ginestro (dove oggi c’è Castel San Pietro Romano) con le mura ciclopiche, per questa sua morfologia molte tradizioni fanno risalire la sua fondazione a Telegono, il figlio di Ulisse e Circe, oppure all’eroe Prainestos figlio del re Latino e nipote di Ulisse, mentre Catone e Virgilio riconducono la fondazione della città a Ceculo figlio del Dio Vulcano. Dalla posizione dominante prima dell’avvento dei Romani, Praeneste controllava la Valle del Sacco e i commerci Etruschi fra Etruria e Campania, questo benessere durò sino a quando la città non uscì dalla Lega Latina. Dopo la guerra sociale diventò un municipio di Roma, dando anche il nome all’antica via Prenestina che perse il nome di gabina (per l’antica Gabi) proprio perché fu prolungata fino Praeneste. Distrutta da Silla che qui commisse un vero e proprio generocìdio ai danni di tutti gli uomini di Praeneste che nella guerra civile patteggiarono per Mario. Qui ebbe una sua residenza imperiale Tiberio, Augusto, Marco Aurelio e prima di lui anche Adriano del quale sono ancora visibili i resti della villa presenti oggi all’interno e sotto il cimitero comunale e dove venne rinvenuta anche una bellissima statua di Antinoo, il protetto di Adriano che oggi è esposta nella Sala Rotonda dei musei Vaticani. Qui il giovane Sant’ Agapito (patrono di Palestrina) nacque e subì le persecuzioni romane che lo portarono alla decapitazione nel 273 d.C. nella località di Quadrelle, dove nel IV secolo venne eretta in suo onore una Basilica, che conservava i suoi resti. Con l’avvento di Costantino, Praeneste divenne sede vescovile e il Tempio con il divieto dei culti pagani fu in parte annichilito e così iniziò il suo declino e l’occupazione delle sue terrazze sacre da parte delle case dei privati cha da un lato ne deturperà l’aspetto, ma allo stesso tempo conserverà i suoi resti per le future generazioni.

Nel periodo Medievale

Se il periodo pre-romano fu un periodo di grande gloria per Praeneste e il suo Tempio divenne centrale nell’epoca imperiale, nel medioevo quella che venne dapprima chiamata Civitas Praenestina e poi Palestrina (appare, per la prima volta, in un codice dell’Abbazia di Farfa databile nel 873) fu al centro del grande conflitto di questo ducato con il papato, aggravatosi proprio nel passaggio dai Conti del Tuscolo ai Colonna avvenuto nel 1043. Pietro Colonna appoggiò l’antipapa Ugone Candido, creando a Palestrina una vera e propria Chiesa scismatica. Particolarmente violento fu lo scontro tra la famiglia Colonna e i Gaetani, tanto che il papa di questo casato Bonifacio VIII, nel XIII secolo distrusse la città e gli altri possedimenti dei Colonna, come Zagarolo. Stefano Colonna si adoperò per la ricostruzione della cittadina anche dal punto di vista culturale, tanto che qui venne ospitato Francesco Petrarca che come abbiamo visto dedicò un sonetto ad un fatto di armi avvenuto in quel di San Cesareo. Divenuto papa Odone Colonna (Martino V) da Genazzano, la casata conobbe un periodo di pace e prosperità che però si interruppe nel 1437 con la “terza distruzione” della città per mano del Cardinale Giovanni Vitelleschi e la cacciata di Lorenzo Colonna che vide il susseguirsi prima dei Borgia e poi del duca d’Alba.

Il periodo Rinascimentale

Nel 1525 a Palestrina nasceva il padre della musica polifonica, organista e compositore tra i più importanti del rinascimento europeo, Giovanni Pierluigi da Palestrina, le sue composizioni di musica sacra furono scritte per diversi papi e la sua più celebre Missa Papae Marcelli la cui importanza è legata alle riforme del Concilio di Trento. Secondo lo storico Leonardo Cecconi attorno alla metà del ‘500 Michelangelo realizzò quella che viene chiamata la Pietà di Palestrina che fu ospitata nella Chiesa di Santa Rosalia adiacente al Tempio, fin quando il regime fascista l’acquistò per essere destinata al museo fiorentino, dove si trovava già un nucleo di opere michelangiolesche raccolte attorno al David.

Seppur contestata la paternità da diversi critici possiamo dire con certezza che anche nel periodo rinascimentale Palestrina conobbe un certo rilievo culturale. I Colonna a causa della crisi finanziaria furono costretti a vendere nel 1630 Palestrina a Carlo Barberini, fratello del papa Urbano VIII. A loro si deve la risistemazione attuale del Palazzo Baronale sulla sommità del Tempio della Dea Fortuna che già fu realizzato dai Colonna. I Barberini diedero un forte sviluppo urbano, agricolo e in questo periodo ci furono anche campagne di scavi che portarono alla luce la statua di Antinoo nella villa di Adriano della quale abbiamo parlato e soprattutto il ritrovamento della nota “Cista Ficoroni” scoperta dal famoso antiquario originario di Labico, De Ficoroni.

Dal periodo al Novecento

Palestrina segue molto da vicino le vicende romane e nel 1849 ospita il quartier generale dei garibaldini della seconda Repubblica Romana. Il 9 luglio del 1870 in piazza della Cortina veniva eseguita l’ultima condanna a morte nello Stato Pontificio nei confronti del brigante Augusto Bellomo detto “Palleda” che uccise all’altezza della via Olmata l’ufficiale della guardia civica e ricco possidente terriero Luigi Arena. Alla fine dell’ottocento con un paesaggio ancora incontaminato e le numerose scoperte archeologiche Palestrina attraeva le élite europee alla scoperta del mondo classico e le bellezze italiane. Proprio nella Pensione per stranieri gestita dalla sign.ra Anna Bernardini trovarono ospitalità i fratelli Mann, dove qui poterono scrivere ed iniziare molti dei loro testi più noti, Heinrich scrisse una novella Storia di Rocca dei fichi, descrivendo il bellissimo Tempio della Dea Fortuna, ma il fratello Thomas fece ancor di più rendendo Pierluigi da Palestrina e la sua città protagonista della scena clou del suo celebre Doktor Faustus: il momento del patto col diavolo fatto da Adrian Leverkhun, in seguito al quale il musicista ottiene anni di meravigliosa attività intellettuale in cambio della dannazione eterna. Se Il centro cittadino era visitato dall’élite intellettuale europea nelle tenute dei Barberini presso la frazione di Mezza Selva (attuale Carchitti) si viveva nelle Capanne.

I “Capranicotti” come a Colle di Fuori (Rocca Priora) e Colle Marcelli (attuale San Cesareo) non avevano nessun servizio pubblico e nemmeno la scuola per alfabetizzare la loro prole. All’inizio del ‘900 arrivò in queste terre Il Comitato per le scuole dei contadini dell’Agro Romano capeggiato dal grande pedagogo Giovanni Cena e da Alessandro Marcucci, i quali spinti da una passione socialista umanitaria coinvolsero grandi personaggi (Gambellotti, Balla, Duse, Sibilla Aleramo; Montessori e Radice) e portarono all’attenzione della politica nazionale la situazione disastrosa di questi luoghi. Un ruolo centrale a Carchitti l’ebbero i maestri coniugi Felice Socciarelli e Irene Bernasconi che alfabetizzarono alla vita civile la popolazione, a differenza di San Cesareo che in epoca fascista venne inaugurato come villaggio rurale con tutti i principali servizi, Carchitti come Colle di Fuori dovettero aspettare la ricostruzione post secondo conflitto mondiale.

Dalla Grande Guerra ai giorni nostri

Dopo l’8 settembre 1943, ma soprattutto dopo lo sbarco di Anzio-Nettuno del gennaio nel 1944 Palestrina divenne un punto strategico di passaggio delle truppe tedesche verso e da il fronte di Cassino. Operavano sul territorio diverse bande partigiane e qui nella località di Vigesimo venne ucciso un soldato tedesco, per rappresaglia vennero giustiziati dai nazisti 11 fra uomini e donne e le famiglie poterono seppellire i loro corpi solo dopo 2 giorni la liberazione degli alleati. A questa tragedia è oggi dedicato il Museo della Resistenza e degli 11 martiri.

Durante il bombardamento del borgo antico per mano degli Alleati, riemersero gran parte delle terrazze del Santuario della Dea Fortuna che erano state nel tempo occupate da abitazioni civili e così quell’opera meravigliosa che nei secoli era stata studiata da grande architetti come Palladio, Pietro da Cortona ed altri fu riscoperta grazie al lavoro di architetti e archeologi, guidati da Furio Fasolo e Giorgio Gullini, che rivelò le fondamenta e la struttura originali. Il Santuario della Fortuna e i reperti sopravvissuti furono acquistati dal governo italiano, e nel 1954 nacque il museo archeologico nazionale che li ospita.

Oggi Palestrina ha un ruolo di prim’ordine nel territorio dei Monti Prenestini, ospita il suddetto Museo Nazionale ed è la più ricca in termini di beni storici e archeologici, bellissima poi la nuova sede della Biblioteca Comunale nel vecchio edificio del Mattatoio comunale afferente anch’essa al Sistema Bibliotecario Prenestino.

Thomas Ashby – Palestrina
L’Archeologo del nostro cartoon “Il Viaggio di Gregorovius”

Eccentrico

Una sorta di archeologo precursore dell’Indiana Jones di Spielberg

Dandy con un meraviglioso accento inglese

Con gli strumenti dell’esploratore e una tipica macchina fotografica dei primi del ‘900

Agapito – Palestrina
Il paesano del nostro cartoon “Il Viaggio di Gregorovius”

Pasciuto

Voce rotonda

Baffi tipicamente ottocenteschi

Le fonti che descrivono questo luogo inserite nella Biblioteca Digitale

  • Antonio Nibby “Viaggio Antiquario ne’ contorni di Roma, Vincenzo Poggioli stampatore Camerale, 1819
  • Antonio Nibby “Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de’ dintorni di Roma”
  • Tomassetti, La Campagna Romana. Antica, Medioevale e Moderna, Vo. III vie Cassia e Clodia, Flaminia e Tiberina Labicana e Prenestina, Arnaldo Forni Editore ristampa dell’edizione di Roma 1910-1926
  • Thomas Ashby, foto presenti nell’archivio digitale della BSR (British Scholl at Rome), 1899
  • Pietrantonio Petrini, Memorie prenestine disposte in forma di annali
  • Leonardo Cecconi, “Storia di Palestrina città del Prisco Lazio”
  • Francesco De Ficoroni “Le memorie ritrovate nel territorio. Della prima, e feconda città di Labico e i loro giusti siti”

Luoghi di interesse da vedere

  • Santuario della Fortuna Primigenia è il luogo più rappresentativo di Palestrina, che domina la città ed è considerato il massimo complesso di architetture tardo-repubblicane dell’Italia antica. Magnifiche le terrazze inglobate nella città e il Palazzo Barberini posto nella sua sommità, come anche il parco pubblico Barberini.
  • Palazzo Colonna-Barberini fu costruito dai Colonna sui resti del Tempio poi distrutto prima da Bonifacio VIII e poi di nuovo dal cardinale Vitelleschi, i Barberini lo ricostruirono e abbellirono con affreschi e quadri del ‘600 e decisero di ospitarvi il noto Mosaico del Nilo. Nel dopoguerra divenne sede del Museo Archeologico Prenestino
  • Foro Civile Praeneste costituiva l’antico centro cittadino di epoca romana e comprendeva una serie di edifici civili e religiosi in quella che è l’attuale pizza Margherita e sotto l’attuale Basilica di Sant’Agapito. Ancora visibili i resti di quello che è un grande Tempio Etrusco-Italico e si intravedono parti delle 4 navate della Basilica probabilmente dedicata alla dea egizia Iside, qui infatti è stato ritrovato il famoso mosaico del Nilo oggi conservato nel museo archeologico nazionale. Da tale complesso era possibile salire al Santuario della Fortuna, tanto che qualcuno l’ho interpretò come una sorte di Santuario “inferiore”
  • Casa Natale di Giovanni Pierluigi da Palestrina si raggiunge dal corso omonimo attraverso una rampa, il cui prolungamento (i cosiddetti “scaloni di S.Antonio”) conduce all’omonima chiesa carmelitana ed al monastero che si erge al di sopra del monumento in questione. Molto bella è anche la statua dedicata al compositore, posta al centro della piazza principale e realizzata dallo scultore del ‘900 Arnaldo Zocchi.
  • Palazzo Verzetti bellissima sede del Comune di Palestrina posizionata nel centro storico, meraviglioso il giardino all’interno del quale sono disposti molti resti archeologici
  • Casino di Caccia Triangolo Barberini si trova al di fuori del centro cittadino nella zona campestre oggi per lo più occupata dal centro industriale e servizi della cittadina, fu costruito alla metà del ‘600 dai Barberini ed ospita una serie di casali, la chiesetta dedicata a San Filippo Neri e il famigerato Triangolo, edificio sui generis che può essere interpretato allo stesso tempo come complesso a scopo difensivo, una residenza agricola, un casino di caccia. Particolare la sensazione di smarrimento che provoca l’osservazione di questo edificio che sembra ruotare a seconda di come lo si guarda.
  • Villa Torresina sita nell’omonima località fu costruita nel periodo fascista dall’ing. Giovanni Maria Ticca probabilmente sui resti della Villa di Plinio il giovane, tanto che nella sua parte agricola molti furono i ritrovamenti archeologici. Nel 2008 proprio adiacente a questo luogo è stata trovata una grande necropoli chiamata per l’appunto Necropoli Muracciola-Torresina. Il nome Torresina deriva non dalla Torre costruita attorno agli anni ’50, ma dal nome antico di Sassari e cioè Torres. L’ing. e segretario federale fascista volle costruire un villaggio attorno alla villa padronale ispirata all’Art Nouveau e allo Stile Liberty (oggi di simili costruzioni nel nostro territorio è ricca la Città di Cave). Divenne una vera e propria colonia modello, autosufficiente dove erano presenti: una piscina, campo da tennis, fontane, un grande parco con statue marmoree neo-classiche dello scultore ungherese György Ugray e pregiate essenze esotiche e anche case per i lavoratori dei poderi, luce, acqua, telefonia, scuola elementare, consultorio di maternità, stazione ferroviaria e una piccola chiesa (chiesa dell’Assunta a Torresina). Dopo l’uscita di scena dell’ ingegnere la proprietà pian piano andò in disgrazia fino ad arrivare alla perdita di tutto quel patrimonio culturale novecentesco sostituito da un quartiere residenziale.
  • Le Porte di Palestrina, di notevole pregio e bellezza sono le porte di ingresso che conducono al centro storico cittadino, la più importante è la Porta del Sole, edificata attorno alla metà del ‘600 dai Barberini che da pochi anni avevano rilevato il possedimento dei Colonna e vollero dare un’altra immagine alla città del sole, oggi la sua bellezza rinascimentale è arricchita dai ritrovamenti di parte di un’antica porta romana e un bel tratto di basolato, sostenuto da muri in opera poligonale il tutto datato al II secolo a.C.
    Belle anche le Porte di San Martino con la sua fontana del “Pupazzo” e quella delle Monachelle, Porta San Cesareo è un antico quartiere di Palestrina dove è possibile vedere i resti dell’omonima porta che si trova nella parte più alta della città presso il Tempio. Petrini nelle sue memorie ritiene che questa porta venne abbandonata a partire dal 1600 in occasione dell’apertura della Porta di Santa Croce e soprattutto a causa dell’abbandono anche della Chiesa che gli abitanti avevano dedicato a San Cesareo martire, costruendola su parte dei resti del Tempio.
  • Basilica Cattedrale di Sant’Agapito Martire la chiesa che ha dignità di Basilica minore fu costruita sui resti di quello che probabilmente era un Tempio dedicato a Giove, nel 898 vennero traslate le reliquie del Santo che fin ad allora erano ospitate nella Basilica eretta in suo onore nel luogo del martirio presso Quadrelle, subì diverse distruzioni prima con Bonifacio VIII e poi per mano del Cardinale Vitelleschi che addirittura traslò le reliquie del Santo nella sua terra natia. Solo più di un secolo dopo per intercessione di Marcantonio Colonna e papa Sisto V tornarono a Palestrina per essere conservate nel pregevole busto di argento che viene portato in processione nella festa patronale del 18 agosto. All’interno bellissime opere pittoriche e anche la copia della Pietà di Palestrina attribuita a Michelangelo.
  • La Chiesa di Santa Rosalia costruita dai Barberini attorno alla metà del ‘600 costitutiva di fatto una cappella di famiglia, il suo prestigio è riconducibile alla sagrestia dove venne rinvenuto un gruppo scultore detto la Pietà di Palestrina attribuito a Michelangelo Buonarroti che oggi è ospitato alla Galleria dell’Accademia di Firenze
  • Le altre numerose Chiese di Palestrina sono: Chiesa e convento di San Francesco, Chiesa di Sant’Antonio Abate e convento carmelitano, Chiesa di Santa Croce e Monastero delle clarisse, Chiesa di Santa Lucia, Chiesa di Santa Maria in villa, Chiesa di Santa Maria dell’Aquila, Chiesa di San Giovanni Battista, Chiesa di Sant’Egidio, Chiesa di San Girolamo, Palazzo Vescovile, Chiesa di Santo Stefano alla Portella, Chiesa della Madonna del Trullo, Chiesa di San Pietro in basso, Chiesa della Santissima Annunziata, Chiesa della Sacra Famiglia, Chiesa della Madonna delle Grazie, Chiesa di San Giovanni Paolo II, Chiesa della Madonna del Ristoro
  • Fonte Ceciliana ovvero le Terme di Palestrina, il nome tra dalla gens Caecilia, una illustre famiglia dell’antica Roma, proprietaria di una villa sita nel luogo. L’uso termale della fonte risale all’epoca imperiale quando fu addirittura dedicata agli dei Esculapio ed Igea e lo stesso imperatore Augusto frequentò abitualmente quelle terme per curare la sua calcolosi. L’acqua raggiuge la fonte da una galleria di epoca romana di circa 200 metri per essere distribuita da 8 meravigliose bocche.
  • La Fontana del “Pupazzo” che si trova in piazza San Martino fu costruita dai Colonna, tant’è che il putto (il pupazzo) posto sulla sommità stringe il simbolo del casato. Prima dei ritrovamenti dei resti archeologici in piazza Margherita la fontana si trovava vicino alla Cattedrale. Nei secoli ha subito non solo uno spostamento ma è stato più volte rubato e sostituito il putto sopra descritto. Molto caratteristica anche la Fontana del Borgo punto di ristoro prezioso e prima fonte servita dall’Acquedotto Romano che portava l’acqua dalle Cannuccete di Castel San Pietro Romano
  • Villa di Adriano è inglobata in parte al di sotto della Chiesa di Santa Maria in Villa e in parte è visibile a ridosso e all’interno del Cimitero comunale che venne realizzato nel 1860
  • Biblioteca Comunale Fantoniana, nome che risale al padre carmelitano che la istituì nel XVII sec. Oggi ha sede presso l’ex mattatoio comunale, un bellissimo edificio recuperato dopo un lungo restauro, e che offre moltissimi servizi, compreso un archivio storico invidiale ed una vista emozionante del Tempio della Dea Fortuna. 300 mq con sala conferenza, archivio, uffici amministrativi anch’essa afferisce al Sistema Bibliotecario Prenestino